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IL PROFETA ADEODATO di Ugo Suman
Questa
è una storia che, secondo una antica leggenda, ebbe origine nella
località Dueville di Teolo, precisamente ai piedi della salita
per chi viene da Padova. La storia tramandata per via orale da circa
due secoli, vive ancora nei ricordi dei vecchi che la sentirono raccontare
dai nonni.
Verso la fine del settecento quando la salita che
porta al paese di Teolo, era una mulattiera sassosa, c’era un
vecchio saggio che sapeva predire il futuro. Conosciuto da tutti come
il vecchio della Robinia, perché stava sempre seduto sotto una
di queste piante molto vecchia e frondosa d’estate, che dava proprio
sulla seconda curva della salita, andando in su a sinistra. Ma questa
è la versione italiana della storia, quelli del suo tempo lo
chiamavano: “El vecio de la rubinara, dopo la seconda voltada
a man sanca”, e La Robinia (in dialetto rubinara) è
una pianta comunissima, per le sue spine e per il profumo dei suoi fiori.
Le venne imposto questo nome da un giardiniere di Enrico IV di Francia
che si chiamava Robin e l’aveva importata dal Canadà.
La notorietà del profeta si era sparsa in tutto il territorio
degli Euganei e non erano pochi coloro che ricorrevano alle sue previsioni
che, prima di tutto erano gratuite, lasciate al buon cuore dei clienti,
e poi quasi sempre infallibili. Lui non curava e non guariva nessun
male, prevedeva soltanto, a richiesta, l’avvenire destinato alle
persone, dal richiedente a tutti i familiari, se lo voleva. Era sufficiente
riferire il giorno, il mese e l’anno di nascita dell’interessato.
Il vecchio restava seduto, sempre allo stesso posto, sopra una pietra
calcare sotto la Robinia, si tirava il cappello sugli occhi per isolarsi
dalla luce, mormorava parole incomprensibili e, dopo alcuni minuti,
interminabili per chi aspettava l’oracolo, sparava la sentenza
che, nel novanta per cento dei casi, si verificava puntualmente. Tutto
questo ovviamente era in netto contrasto con l’insegnamento della
Chiesa e del Prevosto locale, che lo richiamava spesso dal pulpito.
Una mattina d’estate, un monsignore sotto la quarantina, dignitoso
e rubicondo, venuto dalla Curia di Padova e accompagnato dal Prevosto
locale passò a vederlo per richiamarlo, in nome del vescovo,
alla subitanea conversione. Il vecchio stette in silenzio, si tirò
il cappello sugli occhi e, senza conoscere la data di nascita del reverendo,
con tono dispiaciuto disse: “Pecà, monsignore, parchè
l’è acora zovane, ma dopo doman ghe sarà dei funerali”.
Naturalmente il monsignore, lo prese per uno scherzo e così pure
il Prevosto, e se ne andarono scuotendo il capo e sorridendo di commiserazione
verso il povero vecchio. Due giorni dopo, sporgendosi dal secondo piano
della sua casa vicina al Duomo di Padova, per rispondere ad una chiamata
dalla strada, scivolò malamente dalla finestra, battè
il capo a terra e morì sul colpo. Quando la notizia si diffuse,
la gente del luogo, non voleva più passare dalla curva del vecchio,
per paura di incontrare la malasorte. E c’è chi sostiene
che la deviazione ancora visibile sulla curva famosa è nata dalla
paura dei passanti di incontrare il destino.
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