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:: Racconti di Ugo Suman

LE CILIEGIE DI MONTEORTONE di Ugo Suman
Una
delle storie più raccontate dai noni del mio tempo, naturalmente
riguardanti gli Euganei, era la storia di un ciliegio maledetto che
combinava miracoli. La pianta vecchia ma sempre fruttifera, era sul
podere di un tale che si chiamava Isaia, come il profeta segato in due,
secondo la Bibbia, sette secoli prima di Cristo. Ed era stato a causa
di una sega che la maledizione era piovuta sulla pianta, fra l’altro
la più vecchia e fruttifera fra le altre dello stesso padrone.
E per eternare la storia avevano costruito una sorta di proverbio, naturalmente
in dialetto. “Le sarese de Montanton / cade tute sul baon”.
Per i non veneti ‘Baon’ significa l’ingresso alla
corte, all’aia della casa colonica e il ciliegio in questione
stava proprio sul baon di Isaia. Per questo motivo, essendo la pianta
visibile dalla casa, succedeva che i ladruncoli del tempo a caccia di
ciliegie, lo derubavano sotto i suoi occhi senza che potesse impedirlo.
Perché quando tentava di fermarli, quelli fuggivano più
veloci della luce e lui rimaneva con una serpe in seno dalla bile. Decise
allora di far segare la pianta per non soffrire più l’insulto
del furto, ma non aveva fatto i conti con lo spirito del Gnomo che abitava
la pianta.
Come
tutti sanno o dovrebbero sapere, ogni pianta da frutto – e solo
quelle da frutto – sono possedute da un Gnomo, uno spirito folletto
che non si vede ma c’è, vi dimora all’interno e la
protegge da ogni male che provenga dall’uomo. Così quando
hanno tentato di segarla, non appena la sega toccava il legno, i denti
cadevano a terra come braci spente e fumanti, fra lo stupore e la paura
dei due adetti. Il padrone, sentita la cosa, non voleva crederci. Si
avvicinò alla pianta, la toccò fece riprovare con un’altra
sega ma con lo stesso risultato. Stupito, ma non terrorizzato, prese
una scure e incominciò a colpire la pianta con energia rabbiosa,
ma tutti i suoi sforzi non avevano risultato. La scure si conficcava
nel legno ma quando la toglieva tutto ritornava come prima, la pianta
rimaneva intatta. Si arrese e decise di aspettare un altro anno ancora.
Venne la primavera e la pianta si riempì di fiori e frutti come
sempre, ma la sorpresa venne al tempo della maturazione, verso la metà
di maggio.
Quando
le ciliegie erano perfettamente mature, di notte, tutte in una volta,
cadevano per terra sul baon. Non ne rimaneva una fra le foglie e quelle
cadute, essendo l’albero abbastanza alto, non erano vendibili
perché tutte ammaccate come se fossero rimaste sotto una terribile
grandinata. La storia continuò per diversi anni e non erano pochi
quelli che andavano a curiosare al tempo delle ciliegie. E sicòme
il fatto accadeva di notte si decisero di far la veglia a turno per
vedere ma, temendo qualcosa di brutto, si tenevano a distanza. Così,
quelli che hanno visto, non hanno veduto, ma solo sentito, una sorta
di scrollata, come se una mano gigante e invisibile avesse scossa la
pianta e tutte le ciliegie erano già a terra. La pianta era diventata
la favola dei paesani e dei curiosi che si recavano sul posto anche
da lontano. E tanta era la paura di mangiare quelle ciliegie pensando
che fossero maledette, che se sentivano nominare la provenienza non
le volevano comperare. Fu una rovina per Isaia che fece voto di non
tentare più di abbattere una pianta. Invece ad abbatterla ci
pensò un fulmine durante un temporale di maggio, quando le ciliegie
stavano appena arrossendo. Si udì improvviso un orribile boato
che rintronò fra i colli mentre un bagliore di fuoco avvolse
il ciliegio, si sentì l’odore dello zolfo, e della pianta
non rimase che un mucchio di cenere.
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