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Home :: Percorsi a Piedi :: sentiero monte calbarina e monte piccolo


Ente Parco Colli Euganei SENTIERO DEL MONTE CALBARINA E MONTE PICCOLO

Partenza: da ristorante La Costa – Arquà Petrarca, direzione Vasanzibio.
Lunghezza: Km 21.5        Dislivello complessivo: 1000 metri      Tempo medio percorr: 4 ore circa
Gradi di difficoltà
: nessuno.      Stagioni più favorevoli: primavera, autunno.

NOTE SUL PERCORSO:
Non si tratta di un unico percorso, ma di diversi tratti collegati, con possibilità di scegliere varianti più o meno lunghe. Dalla partenza si va verso il Monte Calbarina, di cui è possibile raggiungere la cima o percorrere i versanti seguendo un anello. E’ consigliabile, prendendo l’anello più lungo sul versante settentrionale, compiere una breve deviazione per visitare Corte Borin, una piccola zona umida dove è stata realizzata un’area di sosta. Il sentiero corre poi alla base dl Monte Piccolo fino a raggiungere località Mondonego. Lungo il percorso si possono osservare boschi misti di latifoglie (carpino, rovere, ornello ecc.), boschi artificiali di pino nero, macchia mediterranea, prati aridi calcarei.

IL SENTIERO del MONTE CALBARINA e del MONTE PICCOLO.
Dall’incrocio che si incontra venendo da Arquà Petrarca, da Monselice o da Padova, tenendo sulla destra l’antica Fonte Raineriana, si imbocca via Costa, strada che conduce a Galzignano Terme e dopo circa 50 metri si vede sulla sinistra il cartello che indica l’inizio del sentiero che , nel suo tratto iniziale, si presenta cementato e delimitato da amolari., robinie, cespugli di acero campestre, biancospini, cornioli, rovi e da alcuni esemplari di albero di Giuda.
Proseguendo in leggera salita, lasciando sulla sinistra il Lago della Costa, si attraversa la dorsale sud del Calbarina costeggiando coltivi delimitati dalle stesse specie incontrate precedentemente, arricchite da bagolari, sambuco, ligustro e melograno, splendido nella sua caratteristica fioritura rossa. Guardando verso valle si può notare la maestosa presenza del Monte Ricco e le prime case d'Arquà Petrarca. Oltrepassando una carrareccia che porta ad una coltivazione di ulivi sovrastante, procediamo lungo un percorso delimitato da una recinzione a protezione di un uliveto. Arrivati ad un bivio, prendiamo a sinistra e dopo un breve tratto entriamo in via Costa; svoltiamo a destra e dopo poco troviamo il cartello indicatore del sentiero. Camminando in leggera salita e dal bivio, proseguendo a destra, costeggiamo alcuni coltivi delimitati da siepi di robinia, olmo, acero campestre, bagolari. Quasi all’improvviso compaiono frassini e castagni, accompagnati da arbusti di nocciolo, segno che stiamo cambiando versante. Il sentiero dopo poco attraversa un bosco di robinia, con tipico sottobosco di pungitopo, uva tamina, edera e sambuco.
Prendiamo una curva e salendo troviamo un muretto a secco. Imboccata una scalinata si può osservare, sulla destra, un tratto di bosco misto a roverella con presenza di erica arborea e corbezzolo ed, infine, un fitto bosco a prevalenza di castagno. Al termine della salita giungiamo ad una staccionata segno che stiamo incrociando il Sentiero Atestino. Prendendo la variante a destra poco prima dell’imbocco incontriamo la prima interessante specie arborea una marruca e successivamente meli selvatici, frassini, aceri, alberi di Giuda, ginestre, un gran numero di carpini neri e lo scotano. Poco dopo, al bivio, presa la direzione per lo stagno di Corte Borin, scorgiamo il corbezzolo, pianta tipicamente mediterranea. Il bosco di frassino ora si fa più fitto con sottobosco caratterizzato da edera, caglio, pungitopo; la discesa tra i noccioli riserva invece l’incontro in primavera con elleboro verde, polmonaria e dente di cane. Si sbuca quindi nell’area di sosta dell’area umida.
Riprendendo il cammino, costeggiamo ancora noccioli e sulla destra, osserviamo alcuni salici (stroppari) piantati da contadini per usarne i rami come legacci per i vigneti. Sbuchiamo così in una piazzola recintata che costeggia via Mondonego e proseguiamo ancora in salta entrando in un boschetto dove notiamo il gelso della Cina, pianta originaria dell’Asia orientale e interessante per la grande variabilità nella forma delle foglie. La radura successiva è caratterizzata da un prato arido calcareo (il terreno ideale per orchidee) e permette di ammirare, partendo da destra, il Monte Castello, Calaone, il Monte Cero, le prime case di Arquà Petrarca immerse tra gli ulivi ed il Monte Piccolo. La vegetazione è scarsa, costituita in prevalenza da cespugli di rosa canina, frassino, roverella, acacia, ailanto e carpino nero. Tra le erbe e gli arbusti si individuano lo scotano, il geranio purpureo ed il caglio o erba zolfina, pianta molto interessante perché i suoi fiori possiedono un enzima, la fitochinasi, che fa cagliare il latte ed ancora oggi viene usata dai pastori per preparare i formaggi. All’imbocco del bosco, nei pressi di una panchina, compaiono alcuni lecci, piante estremamente interessanti in quanto assieme all’ulivo sono specie tipiche della macchia mediterranea. Poco oltre notiamo degli esemplari di pino nero sui quali sono ben visibili, in primavera, i nidi di processionaria (Thaumetopea pityocampa), lepidottero notturno molto dannoso. Il sentiero sbuca infine in una piccola radura erbosa dove la presenza di qualche olivo indica che in passato questa era una zona coltivata. L’esposizione è a sud-ovest e continua la presenza di lementi della macchia mediterranea quali il leccio e il cisto a foglie di salvia. Riprendiamo la salita tra ginestre e pini neri fino a quando il panorama si apre sul Monte Ricco, Arquà Petrarca, e sullo sfondo il Monte Cero e il Monte Castello che fanno da corona al campanile di Calaone. Scotano e frassini ci accompagnano fino a un boschetto di pino nero e strobo, quanto rimane di un tentativo fallito di coniferamento compiuto negli anni ’60. All’altezza di un cipresso il sentiero scende facendosi sempre più ripido e dopo un’ampia curva giunge ad un bivio. Proseguendo diritti arriviamo ad un punto panoramico; tornando indietro, dopo un tornante, l’anello si chiude e il sentiero si ricongiunge alla traccia iniziale.


In collaborazione con ENTE REGIONALE PARCO COLLI EUGANEI.


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