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Home :: Percorsi a Piedi :: Il sentiero atestino e Arqua Petrarca


Ente Parco Colli Euganei IL SENTIERO ATESTINO

Partenza: Arquà Petrarca.
Lunghezza: Km 21.5          Dislivello complessivo: 1000 metri       Tempo medio percorr: 8 ore
Gradi di difficoltà
: nessuno, ma richiede un discreto allenamento in quanto la somma dei dislivelli supera i mille metri. Sono possibili percorsi ridotti.
Stagioni più favorevoli: la primavera, periodo di fioritura del sottobosco, l'autunno per i colori e le luci soffuse. Anche l'inverno offre stupende suggestioni.

PARTENZA: Arquà Petrarca. Giunti in paese si lasciano alle spalle la chiesa e la tomba del Petrarca e si sale verso la casa del Poeta. Arrivati nella piazzetta del Comune si svolta a destra e si prosegue per circa 500 metri fino ad arrivare al parcheggio del Bar Ventolone. Qui si parcheggia l’auto ed in corrispondenza di un capitello votivo si imbocca il sentiero.

NOTE SUL PERCORSO
Concepito da Claudio Coppola e realizzato dai volontari del C.A.I. di Este, il sentiero Atestino descrive un ampio anello nella zona collinare che si eleva a nord di Arquà Petrarca in un continuo mutare di orizzonti e di ambienti naturali, tra macchie di castagno, pendii assolati e ampi scorci sulla pianura coltivata che, nelle giornate più limpide, lascia intravedere l’Appennino. Il sentiero contraddistinto dal n.3, segnalato dalle tabelle in legno e dal segnavia bianco e rosso del C.A.I. L’intero percorso può essere ridotto approfittando dell’anello che si dirama dall’itinerario principale subito dopo il Monte Orbieso, oppure limitandosi a raggiungere il Monte Gemola (a ovest del punto di partenza ad Arquà Petrarca), il Monte Rusta e il Monte Fasolo

IL SENTIERO ATESTINO
La sciata l’auto nel parcheggio del Bar Ventolone, s’imbocca il sentiero Atestino in corrispondenza di un capitello votivo. Si segue la strabella a destra del capitello in direzione est tagliando i versanti meridionale e orientale del Monte Piccolo. Il percorso procede prima tra uliveti, poi nel bosco che si alterna alla macchia. Si giunge alla frazione di Corte Vigo e si scende, sempre nel folto della macchia, sino alla stradina secondaria denominata via Ventolone. La si percorre piegando a sinistra, attraversando una conca verdeggiante di coltivazioni per poi risalire sino all’edificio denominato “Casa del parroco”. Si prosegue lungo la cresta est del Monte Orbieso: una breve deviazione raggiunge i resti del Convento di Santa Maria di Orbise, posto sulla sommità del colle (m 330).
Dopo 30 metri in discesa su percorso sterrato si incontra la strada asfaltata che scende al capitello di Sant’Antonio. Da qui si imbocca il sentiero sterrato in leggera salita che, fiancheggiato da un filare di mandorli, costeggia l’antica chiesa di San Gaetano sul Monte Fasolo (m 289). Arrivati sulla sella del monte si entra in un vigneto di proprietà privata, segnalato dal cancello in ferro sempre spalancato. Seguendo la segnaletica si giunge alla vetta del Monte Rusta attraversando un folto bosco; qui una deviazione conduce a Villa Beatrice d’Este sulla sommità del Monte Gemola. La villa in passato fu monastero benedettino e ospitò la Beata Betraice d’Este. Dalla villa si torna poi sulla strada asfaltata che scende fino alla “Fonte del Pissarotto”. Una piantagione di allori e un piccolo cancello annunciano la contrada Muro. E’ proprio costeggiando il muro della stradina che si scende ad un antico lavatoio all’imbocco della valle dell’Abate. Da qui si risale la dorsale delle Marlunghe in un ambiente arido e aperto che si affaccia sul Monte Cero e sul Monte Castello. Terminata la salita si svolta prima a destra e poi a sinistra, inoltrandosi sulla strada asfaltata fiancheggiata da vigneti e mandorli. La si percorre per circa 300 metri e si gira a sinistra: altri 70 metri di asfalto e si imbocca a sinistra un sentiero che con dolce zigzagare tra aceri e ginestre conduce alla strada che si infila tra le case di Arquà Petrarca e giunge proprio ai piedi della Casa del Petrarca. La lunga escursione si conclude qui vicino all’Oratorio della SS. Trinità, ricordando il cantore di Laura che scelse questo sperduto paesino dei Colli come dimora per i suoi ultimi anni e lo rese universalmente famoso.

L’antico percorso tra il monastero del Monte Orbieso e il priorato di S. Eusebio.
I sentieri dei Colli Euganei sono un frammento di un sistema viario antico, tipico di un altro contesto economico ed ambientale. La sensazione che si prova oggi a ripercorrerli a piedi è quella di effettuare un viaggio indietro nel tempo. Ciò che distingue un antico tracciato è il suo rapporto con la morfologia del territorio e con gli insediamenti storici. Un esempio interessante è l’antica mulattiera storicamente chiamata Strada Fonda che segue il naturale crinale del Monte Orbieso per collegare due complessi monastici. Il primo complesso monastico che si vede, effettuando una breve deviazione all’inizio della lunga costolatura del Monte Orbieso, è il Priorato di S. Eusebio. Sorto nello stesso luogo dell’antica chiesa che fino alla fine del XII sec. fu la pieve della valle, era di proprietà dei monaci di Praglia. In seguito all’espansione dell’abitato verso l’interno, si costruì una nuova chiesa e l’antica cappella fu trasformata in edificio di rappresentanza dell’abbazia con funzione di raccolta delle decime provenienti dagli ampi possedimenti terrieri. Da antiche mappe è possibile risalire alla struttura originaria; vi era una piccola chiesa con portale, rosone e campanile con alta guglia, alla quale era addossato un sistema di edifici, un edificio monastico, la corte con il pozzo e la fabbrica rustica. Con la soppressione dei monasteri, il priorato venne privatizzato ed attualmente si trova in stato di completa rovina. Al vertice opposto della Strada Fonda, si trovava il monastero di S. Maria Annunziata, collegato ad occidente da un breve tragitto al pianoro di Steogarda, dove si snodava una strada alta che collegava Faedo a Galzignano. Sorto nel 1233 sulla cima del Monte Orbieso questo modesto cenobio, vide alterne vicende; in seguito alla crisi interna dell’ordine benedettino il complesso passò ai monaci camaldolesi. Nel 1458 fu unito al monastero di S. Michele di Murano e intorno al 1770 venne soppresso per volere della Repubblica di Venezia e trasformato in fattoria. Oggi il monastero è in rovina, ma le strutture rimanenti testimoniano ancora l’antica nobiltà del sito; l’intero complesso era circondato da un doppio muro di cinta per proteggere la clausura e aveva al suo interno la cisterna per l’acqua piovana, un portico con arco per accogliere gli ospiti che salivano dalla valle e, dalla parte opposta, un secondo ingresso che dava sui campi posti nei pianori ad occidente del monastero; annessa al portico l’antica chiesetta.

Arquà Petrarca, borgo medievale.
Situata in amena posizione ai piedi dei monti Castello e Ventolone, Arquà Petrarca è il paese più caratteristico dei Colli Euganei, borgo dall’aspetto medievale che prende il nome dal latino “arcuatum”, a forma di arco. Le strette vie collegano una parte inferiore dell’abitato, dominata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, ad una superiore, il cui centro è l’intimo Oratorio della SS. Trinità, elegante edificio d’impianto romano, a unica navata con tetto a travature scoperte. Il clima mite tipico dei pendii collinari esposti al sole contribuisce ad arricchire i dintorni di Arquà con alberi da frutto, giuggioli, melograni, ulivi e mandorli che, con gli estesi vigneti, racchiudono il paese in un’atmosfera medievale molto simile a quella che si respira nei borghi del centro Italia. Le origini dei primi insediamenti abitativi sono antichissime, come testimoniano gli interessanti reperti archeologici rinvenuti nei pressi del Lago della Costa, risalenti all’Età del Bronzo; l’area di Arquà fu certamente sede abitata al tempo dei Veneti Antichi e poi in epoca romana. Attorno al X sec. venne dotata di fortificazione, quindi divenne vicaria sotto i Carraresi, signori di Padova, e sotto la Repubblica di Venezia.
Il Poeta dimorò stabilmente nella caratteristica abitazione, oggi divenuta museo visitabile nel borgo superiore del paese, fino alla morte, sopraggiunta nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374. Arquà prese il suo nome molto più tardi, due anni dopo essere divenuta comune del Regno d’Italia (1866), ormai abbellita da numerose dimore edificate prevalentemente nel Rinascimento da nobili veneziani e padovani.
Nella chiesa di Santa Maria Assunta, il cui primo impianto risale all’XI sec., venne celebrato il funerale di Francesco Petrarca, le cui spoglie oggi riposano nella tomba in marmo rosso di Verona collocata sull’ampio sagrato. Poco distante si osserva la caratteristica “fontana del Petrarca”, che la leggenda dice essere stata fatta costruire dal poeta su commissione del Poeta per unire cinque piccole fonti. Passeggiando lungo le vie del borgo medievale si respira un’atmosfera magica tra le nobili residenze e le tipiche case di Arquà, tra gli armoniosi scorci e i suggestivi panorami.

In collaborazione con ENTE REGIONALE PARCO COLLI EUGANEI.


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Itinerario tratto da:
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