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BAONE :: CAP 35030
Frazioni e località: Calaone
UN PO' DI STORIA: Baone, il cui nome deriva probabilmente
dalle feste in onore di Bacco che ivi si svolgevano in epoca pre-romana,
è il capoluogo di un esteso comune che sorge sulle pendici orientali
dei Colli Euganei a soli 3 Km dall'antichissima Este, sulla cui area
storica e culturale si innesta. Le origini del luogo sono documentate
dal materiale archeologico rinvenuto in seguito a scavi eseguiti nel
XIX secolo. In località chiamata Sacrà nel 1874 vennero
alla luce frammenti di statue bronzee e ruderi di un imponente edificio,
forse un tempio pagano, tra cui alcuni pezzi di cornicione finemente
lavorati a foglie d'acanto. Nel 1887 si trovò un antichissimo
giacimento contenente rottami di rozze stoviglie lavorate a mano, asce
e manufatti litici che testimoniano la presenza di un centro abitato
da popolazioni che vivevano in capanne intorno all'VIII secolo a.C..
Più numerosi invece sono i ritrovamenti di lapidi ed iscrizioni
del periodo romano, durante il quale tutti i Colli Euganei vissero anni
di grande splendore. Attualmente i reperti sono conservati nei Museo
Civico di Este.
Dopo la caduta dell'Impero romano e dopo le numerose scorrerie barbariche
che devastarono a più riprese i villaggi sparsi tra le colline,
verso l'anno Mille è documentata la cessione di Baone come feudo
da parte del vescovo di Padova al principe Azzo I marchese di Este,
progenitore dell'omonimo casato degli Estensi che saranno poi Duchi
di Ferrara, Modena e Reggio. Questi donò a sua volta il feudo
verso il 1077 ai Conti Maltraversi di Padova, famiglia nota e assai
potente "di legge longobarda".
Nel 1192 Alberto da Baone, detto dal cronista Rolandino uomo famosissimo
e potente, con atto notarile dette in pegno per un certo periodo ad
Obizzo marchese d'Este il Castello di Baone e tutte le sue proprietà.
Fu uno dei personaggi più ragguardevoli del suo tempo; per quanto
riguarda Baone, sappiamo che per suo ordine furono sradicati tutti i
boschi circostanti e piantata al loro posto una vite speciale portata
dalla cosidetta Schiavonia - l'attuale ex-Jugoslavia -, esempio presto
seguito da altri possidenti, un esempio che diede l'avvio alla produzione
di squisiti vini grazie ai quali tutt'oggi sono famosi i Colli Euganei.
Durante il Medioevo la signoria di da Baone regnò incontrastata
con un susseguirsi di personaggi più o meno illustri, finchè
nel 1294 il castello, che sorgeva in cima al colle sovrastante l'attuale
paese venne distrutto da Ezzelino da Romano, che aveva conquistato in
pochi anni Padova, Bassano, Treviso, Vicenza e molti territori seminando
guerre e terrore.
Con la caduta dei conti di Baone e la fine della tirannia ezzeliniana,
Baone divenne comune e come tutti i comuni rurali venne retto dai capi
delle famiglie più importanti sotto la guida di un decano.
I marchesi di Este, primi feudatari di Baone, a parere dello storico
Franceschetti fondarono l'antica Pieve di S. Fidenzio in cima al colle
ove sorgeva il più antico abitato. Questa ipotesi pare avallata
dal fatto che intorno all'anno 970 il vescovo di Padova Gauslino decretò
il trasporto del corpo di San Fidenzio da Polverata a Megliadino, un
piccolo centro del territorio estense. Temendo che i resti venissero
rubati, il marchese Azzo I li fece custodire nel suo castello in cima
al colle di Baone erigendo probabilmente per l'occasione la chiesa che
dedicò al Santo. Notizie dell'edificio si susseguono negli anni
finché nella visita pastorale del 1449 si legge che la popolazione
del paese seguiva gli offici sacri nella chiesa di S. Lorenzo, cappella
di S. Fidenzio, eretta giù nel piano per comodità. Tale
chiesa non era altro che l'oratorio privato della nobile famiglia Dottori
donato al paese nel 1406 per volere testamentario del conte Stefano
Alessandro. Dal 1522 S. Lorenzo divenne parrocchiale a tutti gli effetti;
l'oratorio fu ampliato e l'antica pieve di S. Fidenzio quasi del tutto
abbandonata e lasciata in custodia ad un eremita che abitava nei pressi.
All'interno doveva essere affrescata poiché esistono documenti
che parlano di "riparazione delle pitture". Con l'andare del
tempo l'edificio finì per crollare e all'inizio del secolo scorso
con il materiale rimasto venne costruito il campanile della chiesa di
S. Lorenzo. Attualmente la chiesa di San Lorenzo ha tre altari: sopra
il maggiore stà una tela datata 1580 raffigurante una Madonna
in trono con Bambino e Santi attribuita alla scuola di Paolo Veronese.
Ai lati della pala altri due dipinti sempre di scuola Veronesiana raffigurano
a destra S. Girolamo ed a sinistra San Giovanni Evangelista. Vicino
alla chiesa sorge il palazzetto della famiglia Dottori che reca sulla
facciata lo stemma raffigurante una colomba con un ramoscello d'ulivo
nel bosco. Ai lati sorgono altre costruzioni che alterano le forme originali
dell'antico edificio. Lungo la strada che da Baone scende verso Este,
proprio sul limitare del confine, possiamo vedere la villa detta Ca
Borin, edificata dai fratelli Borin verso il 1690 che presenta all'ingresso
un bel cancello in ferro battuto e ai lati due tempietti; un'ampia scala
ripartisce il giardino, in lieve pendio, e conduce alla villa immersa
nel verde. Se da Baone ci si rivolge ad est verso la pianura di Monselice
si potrà vedere, isolato, il piccolo colle chiamato Montebuso
su cui sorgeva nel XIV secolo un castello. Il Cittadella nel 1842 scrive:
"questa costa romana è di tutta l'Euganea catena la più
ubertosa e per propria guardatura di sole e per industri cure degli
abitanti. Essa fa mostra di una vegetazione lussureggiante abbellita
dai festoni delle viti gravi di uva squisita, vagamente dipinta dai
colori di molte e diverse frutta saporitissime; e ospizia l'olivo a
prova della costante mitezza del clima". Oggi le cose non sono
cambiate: il clima, la vegetazione, le colture, i colori del paesaggio
restano quelli descritti 150 anni or sono.
Appartengono al comune di Baone le frazioni di Calaone, Rivadolmo, e
S.Giorgio. Calaone, il cui nome vien fatto derivare da Elicaone figlio
di Antenore (mitico fondatore di Padova), sorge ad ovest di Baone a
227 metri di altezza, in un pianoro adagiato tra due colli di forma
conica: Il monte Castello e il monte Cero sulle cui cime sorgevano un
tempo fortilizi dei marchesi d'Este. Da Calaone si gode un ampio panorama
delle colline circostanti ricoperte di castagni e della valle omonima,
la Valcalaona, che scende verso Este, ricchissimo giacimento di reperti
archeologici di epoca pre-romana e romana. Calaone diede i natali alla
Sabina a cui Marziale dedicò numerosi suoi versi, ed al pittore
Giovan Battista Maganza detto il Magagnò, vissuto tra il 1509
e il 1589. La parrocchiale dedicata a S. Giustina fu edificata nel XVIII
secolo nel luogo della antica pieve, che viene ricordata in documenti
risalenti al 1114 e di cui attualmente non rimane che una statua dedicata
alla Santa scolpita in pietra con uno stile che si avvicina al gusto
d'oltralpe.
All'interno della chiesa, completamente riedificata nel 1732, sulle
pareti laterali del presbiterio si possono ammirare due tele di pregevole
fattura del pittore estense Antonio Zanchi (1631- 1722), le cui opere
sono sparse in numerose chiese e palazzi veneti. Queste di Calaone raffigurano
rispettivamente l'adorazione dei Magi e La presentazione al Tempio di
Gesù, sono entrambe firmate e datate 1719 e 1720.Di maggior rilievo
la bella pala con il San Gaetano da Thiene già sopra l'altare
a lui dedicato, eseguita da Giandomenico Tiepolo, figlio del più
famoso Giambattista, probabilmente nel 1732. All'esterno è da
notare la sagoma slanciata del campanile, eretto nel 1888 che da lontano
appare - dice l'Ojetti - "ritto come la lancia di una sentinella",
svettante tra i due colli che fanno da quinte al paese. Situata a pochi
passi dalla chiesa la Villa Boldù, già appartenuta ai
nobili Marchiori di Este, poi ai Pisani ed infine ai Baldù che
la tennero fino al 1665. Lungo la strada che da Calaone sale al Monte
Cero, così chiamato perché anticamente pare vi sorgesse
un tempio dedicato a Cerere, si trova il poggio di Salarola, storicamente
famoso come sede del monastero benedettino femminile di S. Margherita
sorto alla fine del 1100. In tale monastero trovò rifugio nel
1220 la Beata Beatrice d'Este che vi dimorò per un anno e mezzo
prima di far restaurare l'antico edificio sul monte Gemola poco lontano
da Valle San Giorgio. Questo convento esiste ancora ed è divenuto
proprietà del Consorzio per la valorizzazione dei Colli Euganei.
L'altra frazione del comune di Baone degna di nota è Valle San
Giorgio, paesino diviso a sua volta in due sotto frazioni: la Valle
di sopra e la Valle di sotto. La prima, detta anche Valle dell'Abate
perché possedimento dell'abazia della Vangadizza, ha la chiesa
dedicata a San Biagio; la seconda, con la chiesa di San Giorgio, è
detta anche Valle di Donna Daria, contessa della famiglia dei da Baone,
famosa perché nel 1520 diede sepoltura - sfidando il tiranno
Ezzelino - a Guglielmino da Camposampiero suo parente, da questi fatto
decapitare. Al nome Valle San Giorgio è collegato il dipinto
posto sull'altare maggiore della parrocchiale raffigurante San Giorgio
e il drago eseguito nei primi anni del XVII secolo. La chiesa è
interessante soprattutto per i frammenti di sepolcro di epoca romana
murati sul fianco esterno insieme ad una iscrizione dell'VIII secolo.
Poco sotto sorge la canonica, costruzione cinquecentesca con portico
sul davanti e due logge laterali, che era in origine una delle ville
di campagna dei Mantova-Benavides, famiglia Padovana che diede i natali
a Marco, illustre giureconsulto e collezionista di antichità,
ricordato in uno stemma sulla facciata datato 1535. Appartenevano alla
parrocchia di Baone numerosi oratori privati: quello della Assunta eretto
dalla famiglia Dondi dell'Orologio nel 1675; quello di San Michele Arcangelo
di Montebuso sorto più o meno contemporaneamente al precedente
per opera dei da Molin che lì abitavano, e l'oratorio di San
Bellino, sorto nel 1710 in località Meggiaro e annesso alla Villa
Borin.
L'indubbia amenità e la bellezza del suo territorio non sono
ancora turisticamente sfruttate; e se da una parte questo significa
lasciare incontaminato ed integro il paesaggio, dall'altra non giova
di certo allo sviluppo economico del paese. Lo stabilimento termale
della Val Calaona un tempo frequentatissimo per la sua acqua terapeutica
contenente acido solforico, carbonico, bicarbonati e cloruri utili nella
cura delle gastropatie, giace semidistrutto e abbandonato fin dagli
anni della guerra del 1915-18. L'attività termale, che tanta
fortuna ha significato per le non lontane Abano e Montegrotto, rappresenterebbe
per Baone una notevole rinascita economica, eliminando in parte i gravi
problemi dell'occupazione che vede ancora oggi molti giovani emigrare.
Il ripristino dello stabilimento probabilmente si farà. Intanto
Baone vive dei prodotti della sua terra: il vino, famoso da secoli,
l'agricoltura, la raccolta delle castagne e l'attività estrattiva
delle cave di pietra e calce tra le colline. Lo storico veneziano Marin
Sanudo nei suoi "Diari" racconta di un prodigio avvenuto a
Montebuso, località sita come abbiamo visto nei pressi di Baone,
al centro della piana che collega le cittadine di Monselice e di Este.
La sera di venerdì Santo del 1526, Angelo e Gaspare, pastori
alle dipendenze della famiglia Todesco di Este, provenendo da Terralba
dove erano stati a confessarsi, se ne tornavano verso la città.
Giunti a Montebuso, terreno dei Todesco, seduta sopra un sasso tra due
torri videro una donna vestita di nero, che dopo aver ricambiato il
saluto disse di voler fare un'ambasciata al loro padrone: prediceva
castighi e pene a costui che, pregato tempo prima di costruire un capitello
nel luogo dove ella era seduta, non lo aveva ancora fatto. Colpiti,
i due pastori risposero che non era possibile portare al padrone una
tale ambasciata poiché da quattro giorni giaceva a letto in fin
di vita e non riusciva più a parlare. E la donna: "…diteli
che io sono la Regina del Cielo e della Terra. Annunciateli da parte
mia che presto terminerà la sua vita e pubblicate alle genti
che ciascuno che digiunerà tre sabati uno dopo l'altro a honor
mio et che poi mi addimandino una grazia che honesta sia, senza dubio
li sarà concessa…". I pastori, giunti a Este
e riferito tutto al Todesco, lo videro alzarsi ed ordinare di fare costruire
immediatamente il desiderato capitello. La leggenda narra che dopo la
sua morte, nel piccolo oratorio costruito in cima al colle si verificarono
numerosi miracoli, si "illuminarono ciechi" e si "sanarono
infermi", l'acqua putrida divenne limpida e potabile. La chiesetta
di Montebuso detta della Madonna dei Miracoli, dell'ave o della Torre
- perché costruita in una vecchia torre trecentesca - esiste
ancora, ma non è più meta di pellegrini in cerca di grazie
e di miracoli, perché oggi ormai quasi nessuno ricorda e crede
a questa antica leggenda.
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